Dei quattro lampioni che costeggiavano la strada solo tre si ostinavano ancora a vomitare quella luce gialla e fioca che riflessa dallo strato di neve spesso e ancor fresco illuminava tutt'intorno la solitudine del quartiere.
Era notte, una di quelle notti tranquille da passare piacevolmente in un letto al riparo dal clima poco gentile del periodo. I fiocchi di neve continuavano a gareggiare nel concorso di bellezza che la natura aveva organizzato al momento mostrando le loro microscopiche forme cristalline per poi schiantarsi al suolo sacrificandosi in un soffice manto bianco che copriva gentilmente tutto ciò che era fuori.
Cielo e terra, indistinguibili tra loro, formavano soffitto e pavimento di un'angusta scatola che di lì a poco avrebbe contenuto la scena dove si sarebbero svolti gli eventi. Io, protagonista scettico di quello spettacolo, ricordo ancora la sensazione di rabbia che provavo al ritardare dei miei aguzzini, più aumentava il loro ritardo e maggiore era la rabbia che cresceva nelle mie ossa marcite dal freddo e dalla lunga attesa. Daltronde ciò che dovevo consegnare loro era roba che scottava e dare nell'occhio non era di certo il caso.
I candidi fiocchi avevano nascosto le tracce dei miei passi già da molto tempo quando scorsi in lontananza una figura che dal buio si dirigeva verso di me; due, tre passi ancora ed al suo seguito vidi un'altra figura dalla statura più elevata dirigersi nella stessa direzione. I due figuri procedevano scaltri e veloci tra la neve e mi raggiunsero abbastanza rapidamente.
Un grottesco gesto del capo del primo lasciava intendere ben chiare due cose: che quello era un saluto e che a mandare avanti le trattative sarebbe stato lui, bè l'unica cosa che mi interessava in quel momento era sbrigare in maniera rapida e pulita la faccenda per poi buttarmi alle spalle quella serata sorseggiando il miglior inchiostro nel bar più vicino.
Risposi al saluto cercando invano di imitare il mio ospite, nessuna parola, gli sguardi di entrambi erano coperti da un passamontagna lercio che nn permetteva di dare sfogo alla minima emozione. Capii il nuovo gesto ed infilai la mancina in tasca per dare al cercatore ciò per cui era venuto. Impugnando il ricco bottino fermai la mia mano a pochi centimetri dalla sua, tesi l'altra in direzione della valigia legata al polso del secondo ed attesi. Lo scambio era fatto! Io avevo ceduto i miei tesori in cambio di una valigia piena di soldi, ma era sano fidarsi di due loschi figuri nel bel mezzo della notte? Un brivido lungo la schiena, il ferro nella fondina sotto il cappotto mi ricordava di non avere paura. Posi la ventiquattrore sul soffice manto, era una di quelle che si possono comprare a poco prezzo per corrispondenza o nei peggiori negozi di oggettistica. Aprii la prima cerniera dopodichè seguì la seconda, fu in quel momento che tutto intorno a me si fermò: < Porco Dio, spara adesso! >.. Ricordo solo quella frase, il fragore di uno sparo ed il bagliore di un quinto lampione che fino a prima nn c'era, poi il nulla. Una mano sul petto, dove sentivo uno strano calore fuggire dal mio corpo disteso inerme a terra, con l'altra presi un po' di quella soffice neve che continuava a cadere e la portai alla bocca, non era il miglior inchiostro del bar più vicino ma quella notte valeva la pena di accontentarsi...
By Tatasala..